Un’azienda always-on è possibile?

Sì e ci vuole consapevolezza del rischio

Aziende Always – On, disponibilità all’accesso globale 24/7/365 e ridurre al minimo le interruzioni e le perdite di dati. Sono queste le richieste più interessanti emerse da un recente studio “Veeam Availability Report”, condotto a livello mondiale nel 2015, su 1.140 IT Data Manager.

Il 63% degli intervistati ha proprio dichiarato che una maggior pro attività e velocità nella risposta in tempo reale potrebbe migliorare il servizio e quindi la reputazione delle aziende. Cambia il modo di lavorare, non più legato agli orari e al luogo di ufficio, ma sempre più plasmato sulla vita delle persone e per questo è diventata una necessità garantire un accesso globale 24/7 ai dipendenti (59%). Implementare il data center per contenere la perdita dei dati e le attese del ripristino (soluzione entro i 15 minuti) sono tra i miglioramenti che si auspicano gli addetti ai lavori.

Fattori che definiscono un’azienda always-on (dati espressi in %)

fattori azienda always-on

Costi della tecnologia impediscono di modernizzare i data center

 

Gli ostacoli maggiori che impediscono alle aziende di apportare questi miglioramenti sono dovuti principalmente a un problema “culturale” (mancanza di competenze e consapevolezza) e ai costi della tecnologia. Solo la metà delle aziende intervistate non investe e non si organizza per mantenere aggiornato i data center, per provvedere alla protezione dei dati e al recovery disaster.

 

Backup dati, questo sconosciuto

 

A tal proposito, quali metodi vengono utilizzati dalle aziende per proteggere i dati? Un 66% si affida al backup off-site (quindi su disco, nastro o cloud). Un 63% utilizza backup locali. Solo il 36% si appoggia alla replica off-site e appena un 18% usa uno storage snapshot su storage off-site secondario, anche se è previsto un incremento di questi metodi. Aumenta la consapevolezza è vero, ma aumenta molto lentamente. E questo vale anche per il cloud. Solo 4 su 10 lo usano e di questi, un 62% lo usa per salvare backup on-site per il disaster recovery e un 60% per archiviare dati e solo l’11% lo usa per proteggere i dati. Infine, solo 4 su 10 utilizzano il backup per le attività di testing, che rimangono ancora residuali e tenute poco in considerazione dalle aziende.

Metodi di protezione dati (dati espressi in %)

metodi protezione dati

Disaster recovery: bene, ma si può fare di meglio

 

Migliorano i tempi di attesa del ripristino dei dati: siamo passati da 10,4 ore (2014) a 10.1 (2015) per le applicazioni non-mission-critical e dalle 3,9 ore alle 2,8 ore per le applicazioni mission-critical. Quasi la metà dei carichi attuali di lavoro è mission critical e la percentuale è destinata ad aumentare. Per questo, è sempre più necessario migliorare maggiormente le tempistiche del ripristino dati.

 

Interruzione, quanto mi costi?

 

Se da un lato si riscontra un lieve abbassamento dei tempi di attesa, dall’altro sono in aumento le interruzioni sia delle applicazioni non mission-critical che di quelle mission critical. A conti fatti, i danni si misurano col portafoglio. A quanto ammonta il costo medio annuale delle interruzioni? 16 milioni di dollari. Danno economico che impatta quindi sulla fiducia del cliente, che viene a mancare e che diventa un vero e proprio danno reputazionale difficile da gestire.

Impatto delle interruzioni (dati espressi in %)

impatto delle interruzioni

Come tuo assistente di fiducia, MB TIME non poteva non affidarsi al software Veeam per garantire sicurezza, modalità operativa 24/7 e tempi di recovery inferiori a 15 minuti.

 

La consapevolezza è sempre l’arma migliore.

Scopri come ridurre al minimo le interruzioni e le perdite di dati.

Veaam
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