20 Feb Cyberattacco al Viminale: dati di 5.000 agenti Digos finiti a hacker legati alla Cina
Un database riservato con i dati di circa 5.000 agenti della Digos sarebbe stato sottratto da hacker riconducibili all’intelligence cinese. Nell’elenco: nomi, incarichi, sedi operative e profili professionali di investigatori impegnati in antiterrorismo, monitoraggio delle comunità straniere e controllo dei dissidenti cinesi in Italia.
L’intrusione, avvenuta tra 2024 e 2025, sarebbe stata un’operazione “chirurgica”, mirata alla raccolta selettiva di informazioni, non al sabotaggio dei sistemi del Ministero dell’Interno. Obiettivo: capire chi indaga, dove e su quali dossier, in particolare quelli legati alla diaspora cinese.
Cooperazione Italia-Cina nel mirino
Il caso esplode mentre Roma e Pechino rafforzano la cooperazione giudiziaria. Nel 2024 il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi incontra a Pechino il collega Wang Xiaohong per un piano triennale contro droga, cybercrime e criminalità organizzata.
Il 25 novembre 2025 una delegazione cinese guidata da Zhongyi Liu visita la Procura di Prato, impegnata in un’inchiesta sulla criminalità cinese in Toscana. All’incontro partecipano anche il capo della Polizia Vittorio Pisani e il console generale Qi Yin. Pechino offre collaborazione investigativa e propone squadre comuni.
Quando emergono i sospetti sull’attacco informatico, la tensione sale. L’Italia congela la cooperazione operativa: stop a pattugliamenti congiunti e formazione di agenti cinesi. La fiducia si incrina.
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