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IA e Cybercrime: da rischio teorico a realtà documentata

14 Mag IA e Cybercrime: da rischio teorico a realtà documentata

Non è più solo uno scenario da film: Google ha individuato il primo caso reale in cui degli hacker hanno usato l’Intelligenza Artificiale per scovare e sfruttare una vulnerabilità informatica.

Il caso: attacco all’autenticazione a due fattori

Un gruppo criminale ha utilizzato l’IA per individuare una falla in uno script Python, riuscendo a generare il codice necessario per aggirare l’autenticazione a due fattori di un noto software open-source. Il tentativo è stato bloccato in tempo, ma i segni dell’IA erano inequivocabili: commenti eccessivamente esplicativi e schemi di programmazione tipici dei modelli generativi.

Una minaccia globale

Secondo John Hultquist (Google Intelligence), la corsa alle vulnerabilità scoperte dall’IA è già iniziata. I dati mostrano un aumento dell’uso di queste tecnologie da parte di attori statali:

  • Corea del Nord: L’unità APT45 ha testato migliaia di exploit tramite IA.

  • Malware evoluti: È stato individuato PromptSpy, un software capace di usare Gemini per interpretare gli schermi Android e automatizzare attacchi in tempo reale.

La sfida per i produttori di IA è ora chiarissima: blindare i modelli per impedire che la tecnologia più avanzata del momento diventi l’arma definitiva nelle mani dei criminali.

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